MICOTTIS


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Un "MICOTTISIANO"
D.O.C.

------------ Micottis ALBINO----------

"...quello che io non posso fare, lo faccio fare alle macchine... "

ALBINO MICOTTIS per lunghi anni emigrante e poi minatore
Albino, 1’ultimo casaro
dell’Alta Val Torre
Laqualità dei suoi latticini è appannaggio di pochi fortunati, di familiari e amici

Gianpietro Carniato
In arte «casaro». Anche se, di professione, nella vita ha fatto il muratore da emigrante, il minatore da rimpatriato. Albino Micottis e ormai, comunemente riconosciuto, 1’ultimo grande casaro dell’Alta Val Torre. «Ultimo», e ovvio, in quanto le latterie di paese sono scomparse nelle macerie del terremoto. «Grande», perche la qualita dei suoi latticini e appannaggio di pochi fortunati, familiari e amici ai quali e concesso di deliziare il palato con i profumi di un tempo, grazie ad una eccezionale abilita della trasformazione del latte. Nella stalla, «Rosetta» si sta avvicinando al momento della produzione, mentre «Bisa» (Grigia) si lascia mungere 20 litri di latte al giorno da Paola, la moglie di Albino, la persona che in pratica accudisce i due animali. E nel mini caseificio, attrezzato di tutto punto, fanno bella mostra forme di formaggio «Montasio», caciotte, rnozzarelle, provoloni, stracchini, ricotte e burro. Una vera delizia che Albino offre in degustazione, accompagnando il tutto con un buon bicchiere di vino di sua produzione, da uve acquistate nel Collio. Piccolo, ma soltanto di statura, in quanto la sua figura emerge soprattutto per la dolcezza del comportamento e per la delicata determinazione che gli consentono di dare un particolare significato alla sua vita, Albino Micottis appare determinato a lasciare testimonianza ai giovani che anche in una montagna avara si possono proporre opportunita economiche sfruttando le peculiarita di un ambiente incontaminato Albino Micotlis con la moglie.
La passione per l'arte casara affonda le radici nei suoi ricordi di gioventu, quando 1’attività in famiglia era curata particolarmente dalla madre Agnese, mentre a lui spettava il compito della fienagione e della cura del bestiame. Per tanti anni rimase soltanto un ricordo. Ventenne, Albino emigro in Svizzera, come muratore, rientrando in Alta Val Torre 18 anni piu tardi, per trovare poi occupazione come minatore a Cave del Predil. Grazie al ponasin si capiva benissimo con i 180 sloveni che allora erano occupati a Raibl. Tanto bene che fini per innamorarsi della sorella di un collega, Paola Mazil, originaria di un paesino vicino a Maribor. Venne, infine, il tempo della pensione, con quel chiodo fisso della mamma Agnese che faceva il formaggio. Un ricordo forse orrnai sbiadito e una tecnica mai profondamente acquisita, tanto che Albino Micottis decise di andare a scuola di casaro a Reana, da Aldo Iacop, il padre di Franco, 1’attuale assessore regionale alle Politiche comunitarie. Dalla teoria alla pratica il passo fu brevissimo. Il maestro, infatti, fu tanto convincente che, un mattino, si presento a casa di Albino con due mucche, gliele scarico in stalla e lo invito ad andare nei prati per il foraggio. Il resto e storia ormai consolidata. Anche se il caseificio di Albino registro una pausa operativa, dovuta a urgenti incombenze ortopediche. Una stampella come ausilio personale e soprattutto l’appoggio prezioso della moglie Paola hanno, tuttavia, indotto Albino a ripopolare la stalla e a riprendere la sua attivith di casaro. Rifiuta, peraltro, il termine «attività». Per lui, pensionato, vuole essere unicamente «la dimostrazione che i tempi si evolvono, ma alcuni aspetti produttivi di una volta possono ancora trovare applicazione ai giorni nostri, se non altro come integrativi economici». Persona disponibile, semplice e colta, con Albino si potrebbe tranquillamente far tardi senza accorgersene. Tra un bicchiere di ottimo vino e tanti assaggi dei suoi pregiati formaggi scappa anche qualche notizia storica del luogo, a cominciare dalla denominazione originaria del paese, sedli
šèa oggi Micottis, ma anche sulla origine dell’usanza casearia nell’Alta Val Torre. «E soltanto una versione orale – tiene a precisare Albino –, tramandata di padre in figlio. Nell’Alta Val Torre, cosi come a Micottis, un tempo esisteva unicamente la cultura della pastorizia con capre e pecore. Si dice che le mucche fossero arrivate con i piemontesi al seguito di Napoleone I. Le portarono da Gemona, attraverso Montenars, nelle stalle di Micottis Mattia fu Mattia. Era il 1797/98». «Furono i fiancesi – aggiunge Albino – a insegnarci a fare formaggio. La nostra famiglia sposò in pieno questa particolarità di trasformazione del latte e, tra i tanti Micottis, noi ancora oggi siamo conosciuti come i ”cacion”, fabbricatori di formaggio». Per un attimo lo sguardo del casaro fissa lontano. Paola e Albino non hanno figli. Sara proprio lui l’ultimo «cacion» dell’Alta Val Torre. Ma subito si riprende. «Lascero in erediti ai giovani – afferma sereno – 1’esempio che in montagna e possibile ancora raggiungere qualche traguardo significativo, come quello di far rivivere i caseifici di un tempo. Certamente, serve sacrificio, deterrninazione, entusiasmo. Sono proprio questi gli ingredienti che facevmio forti i nostri vecchi. Vale proprio la pena riprovarci! ».
E determinato a dare testimonianza che anche in una montagna avara si possono proporre opportunità economiche





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