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ITALIANO

giugno 2009

"machine translation"

Ritratto di M. Charles KIEFFER


Il Signore Charles KIEFFER Ŕ una persona molto simpatica che mi fa l'onore di accordarmi la sua amicizia. Oltre la sua amicizia e la sua cortesia, mi accorda un poco del suo prezioso tempo per farmi dividere alcune briciole del suo immenso sapere.

All'etÓ di 87 anni, e malgrado le noie di salute, Ŕ ancora molto attivo passa delle ore a scrivere dei libri particolarmente sul suo paese natale, l'Alsazia, e sul suo paese di adozione, l'Afghanistan dove Ŕ passato pi¨ di vent' anni a studiare le numerose lingue del paese.

Il suo Curriculum Vitea Ŕ lungo e ricco. Giudicate voi stessi.

Licenza in Lettere,
Diploma di studi Superiori di Filosofia all'universitÓ di Parigi,
Dottorato di stato in Lettere e Scienze Umane, UniversitÓ del Sorbonne, Parigi,

Ha insegnato tanto bene la filosofia, il francese, il latino ed il greco in diversi collegi e licei in Francia - Parigi, Lione, Marsiglia, Limoux e Dreux - che all'estero di cui parecchi anni a Cairo, in Egitto, poi a Kaboul, in Afghanistan.

Segretario della Delegazione Archeologica francese in Afghanistan
Ricercatore al Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (C.N.R.S)
Direttore di ricerca per questo stesso Istituto.

Specialista in "Lingue e CiviltÓ orientali" il suo lavoro pendeva pi¨ particolarmente sulle lingue e dialetti.
Primo collaboratore dell'Atlante Linguistique dell'Afghanistan con Georges Redard, UniversitÓ di Berna.

Ha pubblicato di numerosi lavori e dato molte conferenze, in particolare sul l ' Afghanistan.

╚ un vero pozzo di scienza di cui ho riassunto il Curriculum vitae che sarebbe stato molto pi¨ lungo.

E dunque ad un eminente specialista che mi sono rivolto per chiedergli il suo parere sull'importanza che riveste la sopravvivenza di un dialetto come il "
PONASEN".

Ecco la sua risposta.

"Difendere il suo dialetto costituisce spesso un combattimento di retro-guardia."

Difatti, quando un gruppo umano si sente minacciato dall'arrivo del conquistatore o semplicemente di quelli che trasporta una cultura che rischia di soffocare le sue tradizioni a lui, si difende becco ed unghia e la difesa di suo parlare costituisce spesso il combattimento il pi¨ spettacolare e pi¨ redditizio.

Mantenendo suo parlare contro le aggressioni dell'altro, ha l'impressione di difendere la sua identitÓ e per lÓ anche la stirpe di antenati prestigiosi di cui Ŕ uno degli ultimi rappresentati adesso.

La difesa di un dialetto oggi in via di scomparsa merita di essere analizzato come mai che questo dialetto minoritario sia potuto sopravvivere fino ad oggi. Rispondendo a questa domanda, si prepara il modo di difenderlo oggi stesso.

Un dialetto minoritario si mantiene difatti, sempre per le domande storiche che possono essere molto differenti. In generale, difende un popolo che si sente sfruttato e che tiene coraggiosamente ad interrompere definitivamente il ciclo di assoggettamento in cui si sente impegnato.


Un dialetto pu˛ volere sopravvivere anche per le ragioni ideologiche, per esempio, i suoi locutori si sentono investiti di una missione quasi mistica. ╚ il caso di una lingua che Ŕ sopravvissuta dei secoli perchÚ i suoi locutori si sentivano investiti della missione di difendere contro tutti, le loro tradizioni religiose.

Una tale lingua, portatrice di un'ideologia minacciata dalla grande cultura della regione o del paese, pu˛ servire anche di lingua segreta ed un segno di riconoscenza.

Che cosa
fare per rinvigorire suo parlare minacciato ? Per ci˛ bisogna analizzare con precisione le cause del suo declino. Un punto essenziale riguarda i locutori loro stessi che rinunciano sempre pi¨ a parlare il loro dialetto.


╚ spesso una domanda di rendimento. Il mondo degli affari ha orrore delle "lingue", cioŔ, quelli che hanno solamente un numero ristretto di locutori e che di conseguenza offre solamente un numero restretto di clienti."


Proposito raccolto da A.B.
Cernay 16.04.2009-Alsazia - Francia



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